Ci logora. Ci distrugge. Fa male.
L'amore incodizionato. La devozione.
Certo.
Come piacciono tutte queste cose al Vampiro Lestat.
Ma sarei un ipocrita a trovare il tuo scalpitante fervore immotivato, ostinandomi a rimanere ancora da questa parte del tavolo da gioco senza un cenno.
I bravi giocatori sanno sempre a che punto è bene mostrare le proprie carte.
E poi quella che dimostri non è meno devozione o amore incodizionato.
Solo impazienza.
E posso solo essere l'ultimo dei maestri in questo campo.
Ma permettimi di sorridere un poco nello scoprirti già trepidante.
L'uomo che si riprometteva di scrivermi fino alla fine.
Girovagando tra le parole senza una meta.
Dopo bambini e case a schiera e cani e conti da pagare.
Così, sorrido un poco.
Rivedo me, che brucio e spacco e faccio casino.
Forse solo per essere visto.
Forse solo per essere amato.
Solo per condividere questa immensa solitudine che mi circonda.
Non avresti mai pensato ad un Vampiro così sincero?
Stai attento, mio piccolo.
Forse è solo un modo per ingannarti.
Forse è solo un modo per farmi amare di più.
A volte vorrei potere mentire fino al punto di confondermi -e invece so sempre quando mento- e, semplicemente, credere.
Credere in quella relazione che descrivi con tanta leggerezza, credere in quella visione sublime del Vampiro ed dell'uomo capaci di condividere qualcosa che non sia solo Morte.
A volte penso davvero che potresti sentire il profumo delicato delle mie camicie di seta.
O vedermi ridere o incazzarmi davanti all'ultimo DVD.
Passeggiare per le strade di Parigi, parlare con Florence.
Ma quando si tratta del Vampiro Lestat, l'amore finisce sempre in tragedia.
Ballerine di cristallo spezzate nelle mie mani.
Promesse non mantenute. Bugie ed inganni.
Recriminazioni, ferite e piatti spaccati contro il muro.
A questa favola ho creduto più volte di quante ne voglia ammettere.
Aprire gli occhi.
Sentire una presenza appena percepita.
Un calore, un movimento.
Allungare la mano.
Non essere solo.
Non piangere, amare, combattere.
Solo.
Parlare degli occhi di Mojo che mi guardano.
-Questo cane comincia ormai ad essere davvero vecchio-
Delle foglie accumulate nell'angolo della finestra.
Del riflesso perlato del sapone liquido.
Le voci, i clacson e Pigalle in lontananza.
Il frigo vuoto. Le scatole di latta dei the di Florence.
Sì, a questa favola ho creduto molte volte.
Forse il problema è che, per non ammettere di avere sbagliato tutte quelle volte, continuo ad errare.
Ancora ed ancora.
Lestat.



