Monday, January 08, 2007
Grey Street

Erano secoli che non tornavo qui. Non ridere. E' solo un modo di dire. Non so perchè ti scrivo dopo tutti questi mesi. Non so quanti nomi è in grado di ricordare il tuo cervello immortale. Non so se il mio è stato archiviato. Ma sono qui che scrivo a te, quindi, qualunque siano le risposte alle mie domande, non sono importanti. Con te non è mai tempo perso. Il mio problema ora nasce da un desiderio. Farti capire cosa sei stato per me in questi anni. E' maledettamente difficile superare le distanze e il tuo silenzio. Vorrei parlarti solo un'ora, come so che non porò mai fare. Come l'amico che vorrei che fossi e che non sarai mai. Passeggiare nella notte e rifugiarsi in un locale. Sorrido. Non so cosa pensi di queste parole, ne so cosa capirai, se ti toccheranno, se qualcosa in te vibrerà, se mi lascerai una parola. E anche fosse... cosa farò della tua parola? E' così difficile intrattenere rapporti con gli dei. Ma sono qui per il bambino che sono stato mentre giocavi con gli altri mortali, piccolo poeta intorno alle persone innamorate di te. E ancora adesso sono un bambino mentre ti scrivo perchè i ricordi sono tutto Lestat. E i sogni anche. E nonostante le difficoltà e gli anni che passano, perderti... no, non l'ho mai desiderato.
A.M.


E torni, una notte qualunque.
E leggi, in una notte qualunque.

E pensi. E' stato un soffio.
Ma la verità è che l'assenza l'hai sentita anche tu.

E basta un nome.
Basta solo il SUO nome.

In giorni, mesi, anni.
Si accumulano nella bacheca voci e richieste e piccole grandi violenze.
E infelici biglietti sul tavolo, intrecciati a patetici diritti esposti.

Mai, mai ancora invischiato.
Tra i nomi accatastati.
-Quei nomi con un valore-
In parole.
-Parole vuote-

Poi.

Una notte qualunque. Una mail qualunque.
"Ci sono nuovi messaggi".
Il gesto meccanico fatto prima di uscire.
Per condividere.
Sentirsi parte di.

Scopri.
INTERESSE.

Non in quel luogo pieno di luce.
No.

Ma. Ancora.

Voglio.

ANCORA.

Lestat

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