Sunday, April 03, 2005
Crisalide

In questi mesi di assenza...
In questi mesi di assenza.
Assenza. Assenza.

Che strana parola per un essere che esiste da 244 anni.
Quanti mesi, quanti anni trascorsi nell'assenza.

Assenza.

Di sentimenti.
Di circostanze.
Di sottili ed inebrianti istanti.

A volte mi sento distante da me. Forse dovrei dormire.
Morire un poco.



Ho perso una casa, qualche mese fa.
Forse crederete che sia sciocco da parte mia.
In fondo, sono soltanto cose.
E quella dimora, dopo tutto, era sempre stata un dominio incontrastato di Marius.
Il tempio del suo amore recente per il Piccolo Mostro.
Sì, la mia farfalla di seta.

L'avevo vista per la prima volta nel 1907, qualche anno prima di tornare a New Orléans definitivamente.
Era una grande casa in stile coloniale inglese.
Ed era in mezzo al mare.
Unica. Magnifica. Perfetta.
L'avevo comprata quasi subito.
Marius l'ha fatta sua dimora preferenziale sin dall'inizio anni '30, mentre io dormivo, diciamo, per mancanza di interesse nei confronti del mondo.

Forse le cose sono davvero solo cose.
Ma per un Vampiro, per questo Vampiro, ogni singolo particolare è dotato di un fascino unico ed irrinunciabile.
Ineguagliabile ricordo.
Luce, suono, colore, profumo.
Alberi e mare. Vento. Il fruscio sottile.
Le stelle, la luce fioca della lampada del portico.
L'odore speziato della cucina, ricordo di presenze ormai lontane, la sedia a dondolo che cigola sul legno scuro.
Il letto dai grandi cuscini verde acceso, la scrivania di Marius.

Quando ho voglia di vivere è NY il mio pezzo di mondo.
Quando voglio innamorarmi ammiro il mio glicine romano.
Nei periodi di solitudine, nei periodi come questo, solo la mia piccola casa di Paris mi concede asilo.
Ma quando anche io, anche lo Splendido ed Instancabile Vampiro, aveva bisogno di un minuscolo istante di appagante serenità, era là che tornavo.

Ora non c'è più niente.
Il mare si è portato via ogni cosa.
I momenti d'amore sublime, il tavolo in ebano del soggiorno.
Ogni cosa.



Assenza.
Mesi di solitudine.

Louis a New Orléans.
Il Piccolo Mostro qui. A Paris.
Posso sentirne il palpitante capriccio anche in questo momento.
David chissà. In qualche remota regione del Tibet, forse.
O ancora a Rio, con Malloy.
Solitudine.

Non ho voglia di vedere nessuno di loro.
Non così, non ora.
Non voglio provare. No.
Cerco domande.
Passione.
Illusione di un sentimento che non riesco più a capire.

L'unica, piccola, felicità è Florence.
La mia stupenda Florence, 187 centimetri di volgare innocenza.
La guardo ed è due volte me.
Saranno almeno 5 anni che batte nello stesso punto di questa via.
Sta in piedi, lì sull'angolo, aspettando i clienti.
Sorride sempre, nella sua minigonna di paillettes, nella sua stupendamente innaturale parrucca bionda.
Batte anche di giorno, Florence.
Vorrei potervi dare l'indirizzo della mia piccola casa, qui, vicino ad Abbesses, in modo da potere anche voi rimanere inebriati dai suo sguardo felice.
Una volta lo dissi, a una di voi.
Altri ricordi.

Florence.
Di recente, la sera, non lavora molto.
La invito qui per qualche ora.
Sono un buon cliente per Florence. Forse, persino, un amico.
Le offro del te che mi faccio arrivare solo per lei.
Sorride. Racconta.
Assaporo di lei le pause, gli sguardi, gli accenti.
Una vita come la mia. Forse per questo la capisco.
Forse per questo non l'ho ancora fatta mia.

Distrattamente tocca le vite altrui in un attimo di smarrimento, passione e sangue.
Florence e Lestat.
Poi la tazza è vuota.
E pago.


Lestat

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