Friday, July 25, 2003
Requiem

Scegliere chi amare.
Scegliere chi uccidere.

Trovarsi, improvvisamente, sensualmente invischiati, dolcemente prigionieri di quella scelta.
Osservare i tuoi occhi, così profondi, così neri, davanti ai miei.
Specchi del nulla.
I tuoi sensi, i tuoi respiri, la tua vita nelle mie mani.

Ho vissuto con te, dentro di te.

Sei nato in una famiglia ricca che non ti ha dato nulla se non il denaro.
Hai vissuto per anni aspettando una carezza di tua madre, l’amore di un padre distante.
Ma sei il figlio che tutti vogliono: educato, silenzioso, bellissimo.

Non importa che il tuo corpo stesse morendo.
Non importano i tagli sulle cosce, le ore passate a sniffare i solventi, le bottiglie di gin vuote sul letto.
Non importa che ogni notte ti scopassero decine di uomini sudati e soli per quei soldi che non avevano importanza.

Toccare il fondo.
Solo per vedere l’inferno un po’ più da vicino.

Hai tentato ogni mezzo, in tutti questi anni, per distruggerti.
Purificare qualcosa che non riuscivi a comprendere.
Lavare via la macchia dell’amore non dato.

Perchè, perchè non sono amato? Cosa sono?
Perchè sento la mia pelle morire al contatto?
Perchè ho paura? Perchè sono solo?

Domande che opprimevano la tua mente.
Bere, vomitare, dormire, scopare.
Annientamento totale.
Cercare la fine di ogni dolore, non provare più niente.

Non potevo non percepire la tua scia di morte.
Non potevo non amare la tua voglia di distruzione.

Sono morto un poco, ogni volta che ti ho avuto.
Ho assaporato l’oblio dentro di te, in ogni bacio.

E adesso che ho vissuto la tua vita, so quello che significa non provare niente.
Quando il dolore diventa tutto, quando soffoca ogni altra emozione, non si prova più niente.

Ti ho guardato lentamente, mentre morivi.
Non hai pianto né detto una sola parola.
Non eri neanche felice, nonostante avessi tanto atteso quel momento.

I tuoi occhi si sono chiusi come se il sonno fosse invincibile.
I riccioli hanno coperto la pelle bianca della tua fronte.

E sei morto.

Lestat

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